busta arancioneDov’è finita la fantomatica “busta arancione” che l’INPS doveva mandare ai contribuenti?

L’anno scorso, il ministro Sacconi ha annunciato in due occasioni che entro il 2010 l’INPS avrebbe mandato a ogni contribuente una “busta arancione” con un estratto conto sullo stato dei suoi pagamenti previdenziali. Sull’esempio della Svezia, ogni italiano avrebbe conosciuto le proiezioni riguardo alla pensione che può aspettarsi a fine carriera. Quest’anno l’INPS ha smentito la promessa: nessuna busta, nessuna informazione.

Come mai si è preferito non mantenere la promessa? Forse perché è meglio che molti italiani non si rendano conto di quale Welfare li aspetti. Noi una percezione l’abbiamo già, poiché siamo soggetti a un sistema previdenziale fortemente sperequato.

Per noi il rapporto tra contributi obbligatori e pensioni si configura come una vera truffa. Nessuno vuole ammettere verso che futuro andiamo e che pensioni avremo.

Il sistema previdenziale della Gestione Separata ha più di uno scheletro nell’armadio. Gli elementi di discriminazione e di incoerenza si sommano e non contribuisce a fare chiarezza una recente sentenza della Corte di Cassazione che spiega: quanto dovuto alla Gestione Separata non è un contributo, ma «una tassa aggiuntiva su determinati tipi di reddito […] per “fare cassa” e costituire un deterrente economico all’abuso di tali forme di lavoro»

Diciamolo apertamente. Se è una tassa e non un contributo viola due volte la Costituzione poiché la paghiamo soltanto noi ed è una tassa regressiva (proporzionale fino ai 90.000 euro, non è poi dovuta per il reddito eccedente).

ACTA DENUNCIA QUESTA CONFUSIONE E L’ENNESIMA AZIONE DI ABBANDONO E DISINTERESSE PER IL LAVORO PROFESSIONALE AUTONOMO.

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